«E se facessimo una coalizione con Veltroni per le prossime elezioni? In fondo basterebbero quindici punti di programma...». Quindici punti per rilanciare l’Italia, un accordo con il Partito Democratico, un programma condiviso per portare finalmente il Paese fuori dalle secche.
Perché non ipotizzare davvero una coalizione trasversale capace di realizzare le riforme essenziali al rilancio dell’economia e della società? Perché non costruire un vero e proprio «patto per l’Italia»?
Ben altro respiro avrebbe una coalizione elettorale con Veltroni e con chi ci stesse, a cominciare da An. Una specie di Caw, come lo chiama Giuliano Ferrara, cioè Cavaliere più Walter, un’alleanza fra le due vere novità di questa seconda Repubblica per porre finalmente le basi del cambiamento. Molti nel centrosinistra in questi giorni tentano di accreditare l’ipotesi che il fallimento di un’intesa bipartisan, inseguita velleitariamente da Marini, sarebbe da addossare al centrodestra. «E allora perché non rilanciamo la palla in avanti? Perché non li sfidiamo a provare un accordo vero?», si chiede il Cavaliere. Alcuni dei suoi collaboratori lo guardano stupiti. E lui non si nasconde le difficoltà, i rischi, le opposizioni che il progetto potrebbe incontrare: «È un’idea un po’ folle, lo so», risponde. Tutte le idee nuove, del resto, anche le più geniali, all’inizio sembrano soltanto una follia: ma sono quelle che cambiano davvero il mondo.
Berlusconi ama citare Erasmo da Rotterdam e l’Utopia di Tommaso Moro. E anche il «patto per l'Italia» per il momento è solo un’utopia. Poco più di una boutade. Ma a volte dietro le boutade si nasconde l’istinto migliore.
«Quanto ci vuole per mettersi d’accordo con Veltroni su quindici punti di programma?», ha chiesto il leader del centrodestra nei giorni scorsi a uno dei suoi. E di fronte alla sua faccia stupefatta, ha continuato con un sorriso: «In fondo Veltroni ha fatto il sindaco, dovrebbe conoscere i problemi concreti della gente e le soluzioni ai problemi della realtà sono solo di buon senso, non sono né di destra né di sinistra...».
da Il Giornale del 04/02/08 – Mario Giordano
Perché non ipotizzare davvero una coalizione trasversale capace di realizzare le riforme essenziali al rilancio dell’economia e della società? Perché non costruire un vero e proprio «patto per l’Italia»?
Ben altro respiro avrebbe una coalizione elettorale con Veltroni e con chi ci stesse, a cominciare da An. Una specie di Caw, come lo chiama Giuliano Ferrara, cioè Cavaliere più Walter, un’alleanza fra le due vere novità di questa seconda Repubblica per porre finalmente le basi del cambiamento. Molti nel centrosinistra in questi giorni tentano di accreditare l’ipotesi che il fallimento di un’intesa bipartisan, inseguita velleitariamente da Marini, sarebbe da addossare al centrodestra. «E allora perché non rilanciamo la palla in avanti? Perché non li sfidiamo a provare un accordo vero?», si chiede il Cavaliere. Alcuni dei suoi collaboratori lo guardano stupiti. E lui non si nasconde le difficoltà, i rischi, le opposizioni che il progetto potrebbe incontrare: «È un’idea un po’ folle, lo so», risponde. Tutte le idee nuove, del resto, anche le più geniali, all’inizio sembrano soltanto una follia: ma sono quelle che cambiano davvero il mondo.
Berlusconi ama citare Erasmo da Rotterdam e l’Utopia di Tommaso Moro. E anche il «patto per l'Italia» per il momento è solo un’utopia. Poco più di una boutade. Ma a volte dietro le boutade si nasconde l’istinto migliore.
«Quanto ci vuole per mettersi d’accordo con Veltroni su quindici punti di programma?», ha chiesto il leader del centrodestra nei giorni scorsi a uno dei suoi. E di fronte alla sua faccia stupefatta, ha continuato con un sorriso: «In fondo Veltroni ha fatto il sindaco, dovrebbe conoscere i problemi concreti della gente e le soluzioni ai problemi della realtà sono solo di buon senso, non sono né di destra né di sinistra...».
da Il Giornale del 04/02/08 – Mario Giordano
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