martedì 18 marzo 2008

Lo scafandro e la farfalla

(...)
È domenica. La campana rintocca gravemente le ore. Sul muro il calendario dell’assistenza pubblica, che si sfoglia giorno dopo giorno, segna già agosto. Per quale paradosso il tempo, che qui è immobile, là fuori corre come un pazzo? Nel mio ristretto universo le ore si distendono e i miei mesi passano in un baleno.
Non mi capacito di essere in agosto.
Amici, donne, bambini, si sono dispersi al vento delle vacanze.

Jean-Dominique Bauby - Lo scafandro e la farfalla

ho letto questo libro perchè regalo di zoe. non si può dire che sia esattamente il mio genere, ma tutto sommato, tutto ciò che si lascia leggere, si può leggere. a volte è bene farlo. a volte. onestamente sono anche contento di averlo letto adesso. in un altro momento non me lo sarei nemmeno sognato.

un libro così non credo lo comprerei mai. perchè, nonostante la stesura brillante e il ritmo appassionante, la poesia, è pervaso di cieca e consapevole tristezza. violenta, soffocante, disarmante tristezza.

quando vai sulle montagne russe e sei sulla cima della prima salita, senti quella sensazione di impotenza ed emozione mescolata con il terrore, la claustrofobia e l'asfissia. ma la vivi tutta, quella discesa che ti toglie il fiato, e la vivi comunque bene, perchè pensi che prima o poi finisce e tornerai libero di andare, dopo una gran risata.

leggere questo libro è esattamente il contrario. per me è stato così. in caduta libera, dentro uno scafandro, senza paracadute (ho anche pianto una sera. una sera del cazzo, dopo una giornata con il tempo immobile, qui dentro, per me, mentre gli altri sembravano "dispersi al vento delle vacanze". e la tristezza sparava veloce. io avevo gli occhi annebbiati e non riuscivo sempre a schivare. - poi io mi identifico sempre una cifra con il protagonista di una storia o un film. senza pregiudizi. da maverick a jack sbarrow a step, sono stato tutti - ) e per tentare l'atterraggio di emergenza, solo due ali da falena.

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